Uno strumento di benessere nella crescita

a cura delle Dott.sse Beatrice Giacomi e Laura Bastianelli

La parola mindfulness è la traduzione inglese della parola “Sati”, proveniente dalla lingua indiana Pali, ed indica “presenza mentale”. In inglese mindfulness significa “attenzione consapevole” (Rainone, 2012). Nel 1991, Jon Kabat-Zinn, medico e fondatore della “Clinica per la riduzione dello stress” dell’Università del Massachussets, ideò il programma MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) per aiutare le persone a sconfiggere lo stress con l’uso della consapevolezza, garantendo e rafforzando la salute e il benessere (Chiesa, 2011). Secondo Kabat-Zinn, la mindfulness è “la consapevolezza che emerge se prestiamo attenzione in modo intenzionale, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza momento per momento” (Kabat-Zinn citato in Siegel, 2009). Questa pratica ha quindi lo scopo di portare l’attenzione al proprio vissuto interiore del qui e ora e favorire un maggior contatto con le emozioni e i pensieri. 

Sono stati fatti diversi studi negli ultimi anni che hanno evidenziato l’aspetto neurobiologico implicato nei processi meditativi. Tra questi, è stato visto come le pratiche mindfulness producono un aumento di materia grigia nell’insula e nell’ippocampo (Siegel, 2009), e nella corteccia prefrontale e cingolata dove si è mostrato un aumento di attività e volume nei partecipanti stressati, ansiosi e sani dopo aver praticato un protocollo basato sulla mindfulness di 8 settimane. Attraverso gli studi di neuroimaging è possibile osservare dei cambiamenti strutturali nella corteccia, insula, ippocampo e nell’amigdala coerente con una migliore regolazione delle emozioni. Questi risultati indicano che i cambiamenti emotivi e comportamentali indotti dall’MBSR sono legati a cambiamenti strutturali nel cervello (Gotink et al., 2016). 

La mindfulness può essere praticata attraverso interventi di vario tipo: tra i più noti interventi strutturati ci sono il Protocollo di Riduzione dello Stress Basato sulla Mindfulness (MBSR), la Terapia Dialettico-Comportamentale (sviluppata da M. Linehan negli anni ‘70) e la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (un protocollo sviluppato da M. Williams negli anni ’90) ed è quindi considerato un intervento evidence-based e quindi scientificamente validato (Chiesa, 2011). L’MBSR è il protocollo più noto ed è stato sviluppato da Jon Kabat-Zinn negli anni ’90: è un programma di 8 settimane di pratica formale (Body Scan, meditazione sul respiro, meditazione camminata) e infomale (attività di vita quotidiana basate sui principi della mindfulness) (Kabat-Zinn, 2010). 

Una persona può coltivare la consapevolezza dell’esperienza presente e la sua accettazione non giudicante grazie ad un esercizio regolare tramite la pratica formale e informale. La pratica formale richiede un tempo preciso per la meditazione (5 minuti, o di più): si sceglie un oggetto di attenzione come il respiro o il corpo ad esempio e ogni volta che la mente vaga si riporta l’attenzione con gentilezza e fermezza su quell’oggetto di attenzione scelto. Alcune meditazioni formali sono la meditazione sul respiro, sul corpo, su un’emozione difficile, sulla gentilezza amorevole verso sé e verso gli altri. Un altro modo per coltivare la mindfulness è la pratica informale, ossia approcciarsi alle azioni o decisioni o eventi della giornata in modo mindful e quindi prestando attenzione a ciò che accade momento per momento, notando le sensazioni del camminare quando camminiamo, gustando il cibo mentre mangiamo, contrastando la tendenza a fare più cose contemporaneamente o attivando il pilota automatico ad esempio pulendo il comodino pensando contemporaneamente alla lista di cose da svolgere entro la fine della giornata (Siegel, 2012). 

I benefici della pratica di mindfulness sono numerosi. Dalla letteratura emergono vari ambiti in cui la mindfulness migliora la condizione di benessere, come nelle malattie croniche, nella gravidanza, a scuola, tra gli operatori sanitari, in contesti di lavoro di équipe. Praticare mindfulness contribuisce a diminuire i pensieri ruminativi, l’ansia e lo stress e contribuisce a migliorare condizioni cliniche come la sindrome del colon irritabile e altre malattie psicosomatiche (Jha, 2014). Favorisce una migliore qualità del sonno, un miglioramento delle qualità attentive, di concentrazione e memoria, una migliore regolazione del cortisolo, rilassamento e autocrontrollo. Può migliorare anche la regolazione delle emozioni (Beerse, Van Lith, Pickett & Stanwood, 2019).

La mindfulness può essere insegnata anche in età evolutiva. I recenti sviluppi dell’applicazione della mindfulness in questa fascia di età sono già promettenti, ma questa pratica si sta inserendo da pochi anni nel panorama mondiale. Basti pensare che la prima conferenza internazionale sulla mindfulness, la International Conference on Mindfulness with Youth, applicata al mondo adolescenziale si è svolta in Canada nel 2011 (www.mindfulnessinstitute.ca).

Per i bambini più piccoli è meglio iniziare con semplici esercizi che servono ad aumentare la consapevolezza. Sono molto simili a quelli proposti da Maria Montessori per migliorare la concentrazione e la gentilezza, ad esempio il gioco del silenzio in cui si chiede ai bambini di stare ad occhi chiusi senza parlare, prestando attenzione a tutto quello che accade. Un altro consiste nel camminare lungo una linea, ponendo i piedi il più possibile vicini e mantenendo un’andatura delicata e fluente. Questo compito aumenta la consapevolezza del corpo e dei movimenti. Con i bambini più piccoli la durata delle sedute di meditazione è molto breve (all’inizio un minuto al massimo). Come nelle pratiche per gli adulti, anche nei bambini la mindfulness serve per migliorare la consapevolezza di quello che accade intorno a loro, ad esempio concentrandosi sul respiro, sulle sensazioni del passaggio dell’aria nelle narici o nel ventre. La letteratura scientifica dimostra come la mindfulness abbia effetti considerevoli su numerosi disturbi dell’età evolutiva come ansia, depressione, disturbi dell’attenzione, disturbi della condotta, disturbi del comportamento alimentare) (Fabbro&Muratori, 2012).

Ad esempio, alcuni studi hanno evidenziato un miglioramento del battito cardiaco e della pressione arteriosa in bambini in età evolutiva, anche una riduzione dei sintomi ansiosi, un significativo miglioramento delle abilità sociali e scolastiche (ibidem). Altri studi (Zylowska et al, 2007) con soggetti con ADHD hanno sperimentato un miglioramento dei sintomi grazie ad un programma basato sulla mindfulness. 

Durante l’adolescenza le esperienze e le trasformazioni corporee, intrapsichiche e relazionali possono generare confusione e stress: la mindfulness può facilitare un’integrazione del sé e la consapevolezza del proprio vissuto con un atteggiamento gentile e di accettazione (Amadei, 2013). Allenando la capacità di mindfulness l’adolescente può fare esperienza di un contatto diverso con le proprie emozioni e con quelle dell’altro, sviluppando quindi l’empatia ed essere soddisfatto delle proprie relazioni amicali (Siegel, 2012). Grazie alla mindfulness, l’adolescente risponde alle esperienze con accettazione e non giudizio (due dei valori principali tramessi dagli insegnamenti della pratica di mindfulness), imparando anche a gestire diversi livelli di stress ed emozioni negative (Ciesla, Reilly, Dickson et al., 2012). In questa cornice la mindfulness può essere un fattore protettivo anche per tutti quei comportamenti a rischio come l’abbandono scolastico, l’uso di droghe, comportamenti sessuali promiscui, violenze, disturbi alimentari, tipici di questa fase evolutiva grazie allo stile e qualità di vita mindful e agli effetti della pratica formale: alcune ricerche (Bootzin&Stevens, 2005) hanno valutato che adolescenti con problemi di abuso di sostanze e problemi del sonno hanno evidenziato un miglioramento delle condizioni cliniche dopo un training di mindfulness. Altri studi e revisioni della letteratura (Omiwole, Richardson, Dettmer & Paslakis, 2019) sulla mindfulness in adolescenti con problemi alimentari hanno mostrato come questa tipologia di intervento mirato sulla consapevolezza possa essere uno strumento utile ed avere un impatto positivo nel trattamento dei disturbi alimentari: esistono infatti alcuni programmi che affrontano l’autoregolazione attraverso la mindfulness che lavorano sui fattori emotivi dell’appetito e ha dimostrato di ridurre le abbuffate e la preoccupazione per il cibo. 

In alcune scuole (principalmente all’estero, ma anche in Italia stanno diventando sempre più popolari) sono stati attivati dei programmi di mindfulness che promuovono l’apprendimento, la concentrazione e supportano l’educazione emotiva intesa come consapevolezza e gestione dei propri vissuti presenti (Hyland, 2014). Portare all’interno del contesto scolastico la mindfulness può ridurre progressivamente atteggiamenti dettati dall’aggressività, dall’istinto, dall’agire con il «pilota automatico»: favorendo una maggiore consapevolezza di sé, lo sviluppo dell’empatia, le competenze socio-emotive e le tecniche per accettare il presente così come si manifesta, è possibile ridurre atteggiamenti automatici e migliorare il benessere generale della classe (Dal Zovo, 2020). In una rassegna sistematica sono stati raccolti 24 studi su ragazzi dai 6 ai 19 anni che avevano partecipato ad un intervento di mindfulness: sono stati riscontrati significativi miglioramenti nello stress e nelle prestazioni cognitive (Zenner et al., 2014). Anche in un’altra meta-analisi (Dunning et al., 2018) viene mostrato come in studi che includevano un elevato numero di bambini e adolescenti sono stati riscontrati significativi effetti positivi dei programmi basati sulla mindfulness, grazie ad un miglioramento dell’attenzione, depressione, ansia/stress e comportamenti negativi, rafforzando così l’efficacia dell’uso della mindfulness per migliorare il benessere nei giovani.

Infine, esistono diversi questionari validati alla misurazione della mindfulness in letteratura, per lo più in età adulta. Nella valutazione della presenza di mindfulness in età evolutiva invece sono scarsi, tra questi c’è il CAMM (Child and Adolescent Mindfulness Measure). Il Child and Adolescent Mindfulness Measure (Greco, L.A., Baer, R. A., & Smith, G. T., 2011) è un questionario di 10 item con scala Likert a 5 punti ed è utile per misurare la presenza della capacità di mindfulness in bambini e adolescenti. Il CAMM è l’unica misura self-report per valutare la presenza di capacità di mindfulness nei bambini e negli adolescenti e in Italia esiste un solo studio che ne ha esaminato le caratteristiche psicometriche (Bartoccini, Sergi, Macchia, Romanelli, Tommasi, Rotondo & Saggino, 2017). Da questo studio (Dellagiulia, A., Bianchi, G., & Bastianelli, L., 2015) emerge una struttura fattoriale unidimensionale della CAMM a 9 item, eliminando un item perché di difficile utilizzo nel panorama italiano. Lo studio è stato testato su un campione di 529 preadolescenti e adolescenti di età tra gli 11 e i 19 anni di scuole differenti del Centro Italia. È stato possibile studiarne una validazione italiana del CAMM e i risultati dimostrano che c’è una somiglianza con i risultati della scala originale e confermano che per i soggetti in età evolutiva il questionario presenta una sola dimensione sottostante per misurare la mindfulness, a differenza degli adulti che presentano più dimensioni. Le proprietà psicometriche del questionario nella versione italiana sono buone e nonostante i limiti del questionario, i risultati suggeriscono che possa essere uno strumento appropriato per la misurazione del livello di mindfulness in età evolutiva. Anche lo studio successivo di Bartoccini et al., (Bartoccini, Sergi, Macchia, Romanelli, Tommasi, Rotondo & Saggino, 2017) conferma questi dati conferendo la validità scientifica al costrutto e sottolineando quindi l’importanza del suo utilizzo in ambito educativo, preventivo e terapeutico. 

In conclusione, l’infanzia e l’adolescenza possono essere un periodo fertile per praticare la mindfulness visto che la capacità di autoregolazione si sviluppa maggiormente in questo periodo. Inoltre, l’adolescenza è un periodo vulnerabile per l’insorgenza di problemi di salute mentale che compaiono in misura maggiore prima dei 14 anni (Dunning et al., 2018) e quindi praticare mindfulness in questa età può migliorare la qualità di vita e la salute mentale in bambini e in ragazzi in fase di sviluppo e aiuta a considerare il momento presente come un’occasione per viverlo pienamente, accettando il vissuto e le esperienze del qui e ora senza giudicarle ed etichettarle come dannose quando queste risultano spiacevoli e imparando a rilassarci anziché controllarle, ascoltandole anziché respingerle.

BIBLIOGRAFIA

  1. Amadei, G. (2013). Mindfulness. Essere consapevoli. Bologna: Il Mulino.
  2. Beerse, M. E., Van Lith, T., Pickett, S. M. & Stanwood, G. D. (2019). Biobehavioral utility of mindfulness-based art therapy: Neurobiological underpinnings and mental health impacts. Experimental Biology and Medicine, 245(2), 122-130. 
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  4. Chiesa, A. (2011). Gli interventi basati sulla mindfulness. Cosa sono, come agiscono, quando utilizzarli. Roma: Giovanni Fioriti Editore.
  5. Ciesla, J. A., Reilly, L.C., Dickson, K.S. et al. (2012). Dispositional mindfulness moderates the effects of stress among adolescents: rumination as a mediator. Journal of Clinical Child & Adolescent Psychology41 (6), 760-770.
  6. Dal Zovo, S. (2020). Mindfulness e benessere a scuola. Attività per migliorare la consapevolezza emotiva e imparare a gestire le difficoltà. Erikson: Trento. 
  7. Dellagiulia, A., Bianchi, G., & Bastianelli, L. (2015). La mindfulness in età evolutiva: Uno studio preliminare sulle proprietà psicometriche della versione italiana della Child and Adolescent Mindfulness Measure (CAMM). Orientamenti pedagogici: Rivista internazionale di scienze dell’educazione62, 103-118.
  8. Dunning, L. D., Griffiths, K., Kuyken, W., Crane, C., Foulkes, L., Parker, J. & Dalgleish, T. (2019). Research Review: The effects of mindfulness-based interventions on cognition and mental health in children and adolescents – a meta-analysis of randomized controlled trials. Journal of Child Psychology and Psychiatry60 (3), 244–258. 
  9. Fabbro, F. & Muratori, F. (2012). La mindfulness: un nuovo approccio psicoterapeutico in età evolutiva. Giornale di Neuropsichiatria dell’età evolutiva, 32. 
  10. Gotink, R. A., Meijboom, R., Vernooij, M. W., Smits, M., & Hunink, M. G. M. (2016). 8-week Mindfulness Based Stress Reduction induces brain changes similar to traditional long-term meditation practice – A systematic review, in Brain and Cognition, 108, 32-41. 
  11. Greco, L. A., Baer, R. A. & Smith, G. T. (2011). Assessing mindfulness in children and adolescents: development and validation of the Child and Adolescent Mindfulness Measure (CAMM). Psychological Assessment, 23(3), 606–614.
  12. Hyland, T. (2014). Mindfulness-based interventions and the affective domain of education. Educational Studies40 (3), 277-291.
  13. Jha, A. P. (2014). Vivere il presente. Mente&Cervello, 116, 70-79
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  15. Omiwole, M., Richardson, C., Huniewicz, P., Dettmer, E. & Paslakis, G. (2019). Review of Mindfulness-Related Interventions to Modify Eating Behaviors in Adolescents. Nutrients, 11 (12). 
  16. Rainone, A. (2012). La mindfulness. Il non fare, l’accettare e il fare consapevole. Cognitivismo Clinico, 9 (2), 135-150. 
  17. Siegel, D. J. (2009). Mindfulness e cervello. Milano: Raffaello Cortina Editore
  18. Siegel, D. J. (2012). Qui e ora. Strategie quotidiane di mindfulness. Trento: Erickson.
  19. Zenner, C., Herrnleben-Kurz, S. & Walach, H. (2014). Mindfulness-based interventions in schools: a systematic review and meta-analysis. Frontiers in Psychology, 5 (603).
  20. Zylowska, L., Ackerman, D. L., Yang, M. H., Futrell, J. L., Horton, N. L., Sigi Hale, T., Pataki, C. & Smalley, S. L. (2007). Mindfulness meditation training with adults and adolescents with ADHD. Journal of Attention Disorders11, 737-746.

SITOGRAFIA

<www.mindfulnessinstitute.ca/MindfulnessPrograms/WorkshopsSeminars/InternationalConferenceOnMindfulnessWithYouth.aspx>