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Maltrattamenti

Il Pediatra e il bambino maltrattato, abusato; la famiglia e la scuola
Approfondimento a cura di Ilaria Alessandro

C’è ormai un forte interesse per il mondo dei minori: si cerca di scoprirne e comprenderne le sofferenze e le difficoltà di sviluppo, rilevarne i bisogni, scandagliare quanto le carenze della prima età influenzano il delinearsi dell’età adulta. I bambini vengono spesso considerati oggetti da possedere, consumare, utilizzare per soddisfare i bisogni e le aspettative affettive e sociali degli adulti… oppure semplicemente per dare sfogo a una qualche aggressività repressa.  Oggetti che si pensa di poter eliminare, materialmente o psicologicamente, nel momento in cui non servono più perché la loro stessa esistenza è diventata scomoda. I bambini hanno una loro identità, sono persone e soggetti di diritti, non proprietà del genitore o di altri adulti. E come tale, il bambino ha il diritto di poter crescere , essere accudito ed educato nella libertà di vivere la propria età cronologica, di vivere la propria infanzia e di giocare. La scarsa capacità di comprendere tutto questo denota uno scarso rispetto nei loro confronti. La sopravvivenza, la tutela dei bambini e degli adolescenti sono obblighi universali e componenti integranti del processo umano. Non è possibile e non è pensabile non notare come oggi il fenomeno dell’abuso sia diventato complesso non solo dal punto di vista della prevenzione e della diagnosi ma anche per le difficoltà con cui magistrati, neuropsichiatri, assistenti sociali, psicologi… si confrontano quotidianamente per tutelare i minori. E’ ormai evidente che il fenomeno è talmente grave da richiedere l’intervento e la collaborazione di più operatori, ciascuno con il proprio ruolo, per un’azione efficace sul bambino e sulla sua famiglia. Il libro “Il pediatra e il bambino – maltrattato, abusato” nasce come risposta alla forte richiesta di chiarezza a riguardo, sia da parte degli addetti ai lavori sia da parte delle persone comuni, sempre più desiderose di sapere con quali mezzi sia possibile intervenire per porre un freno alla violenza sui minori. Chiarezza sia dal punto di vista terminologico sia dal punto di vista concettuale. Infatti la diffusione di notizie e la maggiore presa di coscienza da parte della gente ha determinato un’abbondanza di attribuzioni e una sovrapposizione di significati al termine abuso. E troppo spesso l’attenzione è cresciuta solo attorno all’abuso sessuale, facendo passare in secondo piano gli altrettanti gravi tipi di abuso (abuso emotivo, abuso psicologico, l’incuria…). A cura di Giorgio di Piero (Primario Pediatra), il libro è frutto della collaborazione di più specialisti con esperienza clinica, giuridica, psicologica, educativa… che mettono a disposizione le loro conoscenze per portare sempre più in superficie un tema scottante che si cerca spesso di rimuovere, per fornire informazione corrette e dettagliate sull’abuso. Vincenzo Guidetti (Neuropsichiatria Infantile) si focalizza sull’importanza di definire cosa la violenza rappresenti e quali siano le strategie atte ad affrontarla. Margherita Gerundi (Procuratore della Repubblica di Frosinone) informa su quale debba essere il comportamento del medico che sospetta un abuso. Ugo Sabatello e Nadia Fedeli (Neuroropsichiatri Infantili) affrontano il problema dei bambini vittime di abuso e dei ragazzi/e che commettono crimini anche violenti. Rosanna Cerbo (Neuropsichiatria Azienda Policlinico Umberto I) mette l’accento sulla figura dell’abusante di cui evidenzia una tipologia prevalentemente da padre-padrone, spesso con una vera e propria incapacità nel rendersi conto del male commesso. Carla Scarfagna (Sociologa, Assistente Sociale, Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minori di Roma) si interroga sul ruolo attuale dell’assistente sociale, figura sempre più esperta delle problematiche sociali individuali e della comunità.  Antonella Dalmonte e Luciana Piermattei (Educatrici professionali) sottolineano il delicato compito inerente al loro intervento, sia sul minore sia sulla famiglia. Stefania Petrera (Pedagogista, Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minori di Roma) riflette su come l’educazione sia uno strumento importante di tutela del diritto allo sviluppo dei soggetti in età evolutiva. Amelia Izzo (Dirigente di Comunità, Mediatrice Familiare) sottolinea quanto sia fondamentale ascoltare il minore in generale e il minore abusato cogliendo quel momento così raro in cui riesce ad aprirsi all’altro e che può segnare l’inizio di un favorevole rapporto. Lucia Chidichimo (Avvocato penalista specializzato in diritto minorile e famiglia) mette in evidenza il fatto che nonostante ci siano al momento ottime leggi a favore dei minori, la realtà nel quotidiano è ben diversa per quanto riguarda la loro applicazione (si vedano, ad esempio, i lunghissimi tempi della fissazione dei processi). Giuseppe Muscolo (Psicoterapeuta di Comunità) si sofferma sulla necessità di severi controlli sulla reale situazione delle case-famiglia per accertarne la qualità e l’efficienza e sulla necessità che minori con gravi problemi comportamentali passino inutilmente da una casa-famiglia all’altra, mentre potrebbero essere inviati con vantaggio in una Comunità Terapeutica dotata di personale specialistico con programmi psicoterapeutici di provata esperienza.  Alberto Vito (Psicologo, Psicoterapeuta familiare) si focalizza sul vissuto psicologico di tutti i protagonisti di una separazione coniugale e successivamente valuta se la scelta della separazione da parte dei genitori può effettivamente risultare un evento che può divenire fattore di rischio psicopatologico per i minori coinvolti. Graziella Morandi (Avvocato) affronta il problema delle mutilazioni femminili, frequenti nella tradizione di molti Paesi africani ma non accettabili in Italia dove un intervento del genere è reato grave. In considerazione del crescente afflusso di famiglie da quei paesi e quindi dell’estendersi del fenomeno è evidente che non è sufficiente promulgare leggi specifiche ma è necessario organizzare una forte campagna di informazione e sensibilizzazione.  Francesco Camerino (Prefetto, Presidente della III Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato) porta aiuto materiale e morale a bambini e adolescenti fuggiti per mettersi in salvo dopo aver visto uccidere i propri familiari, essere stati feriti o vittime di violenze sessuali. Il testo mette in luce con forza quanto sia indispensabile la collaborazione tra tutti gli operatori, le istituzioni e i servizi chiamati ad intervenire al fine di realizzare un intervento che tenga conto dei diversi e necessari piani di intervento (giuridico, psico-sociale, terapeutico-clinico…). Il messaggio è chiaro: è dovere dei grandi proteggere l’infanzia operando con un’ottica multidisciplinare e di prevenzione.