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L’adolescente di oggi

a cura di Ilaria Alessandro

Adolescenti… Aristotele li descriveva come “passionali, irascibili e inclini a lasciarsi trasportare dai propri impulsi… Se i giovani commettono un errore, è sempre per eccesso, dal momento che sono portati ad andare sempre oltre, così nell’amore come nell’odio o in ogni altra cosa. Si considerano onniscienti e sono sempre assolutamente certi di quanto asseriscono, anzi è proprio per questo che eccedono sempre”. Oggi, come esasperato tentativo di capirli, gli “adulti” hanno la limitativa tendenza di confrontare la propria gioventù con quella attuale, senza considerare, però, una variabile fondamentale: il momento storico in cui viene vissuta l’adolescenza. Perché l’adolescente di oggi vive, rispetto a quello del passato, in una dimensione di continua incertezza… soprattutto riguardo il suo futuro. E allora… chi è l’adolescente? L’adolescente vive una fase di continui cambiamenti e continue novità. Novità che possono essere interne (fisiche ed intellettive) ed esterne (nei rapporti con la famiglia, la scuola, i coetanei… la società). Pertanto convive con l’impressione che i modi di rapportarsi agli altri e a se stesso, precedentemente utilizzati, non siano più adeguati e sia necessario adottare nuove strategie, nuove forme di comunicazione e così via. In questa fase evolutiva, il corpo subisce dei cambiamenti in modo così rapido e vistoso che l’adolescente ha l’impressione di perdere uno schema di riferimento stabile, ovvero il proprio corpo. Tra gli 11 e i 16/17 anni avvengono trasformazioni fondamentali somatiche di carattere quantitativo, nel senso di accrescimento staturale e ponderale, e di carattere qualitativo, nel senso di vero e proprio mutamento complesso dei tratti somatici e delle funzioni. Il loro corpo si trasforma sotto i loro occhi e ciò li disorienta.Nel maschio i cambiamenti riguardano l’aumento di dimensioni del pene e dei testicoli, la comparsa dei peli, la produzione di sperma e la modificazione della voce.

Nella femmina avviene lo sviluppo del seno e degli organi genitali, la comparsa dei peli, l’arrotondamento dei fianchi e il menarca. E questo sviluppo avviene spesso in modo disarmonico (ad esempio, possono crescere prima alcune parti del corpo rispetto ad altre). Inoltre il corpo si definisce sempre più chiaramente sotto il profilo sessuale e obbliga il giovane ad assumere un atteggiamento diverso da quello adottato fino a quel momento. Maschi e femmine si sentono osservati e guardati in modo diverso e insolito. E, sotto l’azione degli ormoni, emergono, più impellenti, impulsi e desideri non sempre facili da gestire. Per tutti questi motivi, crescere può voler dire per un adolescente vedere il proprio corpo come qualcosa di estraneo, causa di imbarazzo e vergogna.La propria crescita può essere avvertita come una contraddizione: non ci si sente abbastanza maturi per il corpo che si ha. L’essere diverso dagli altri viene identificato con l’essere inferiore, e ciò provoca nel ragazzo/a reazioni difensive, poiché si ha bisogno di prendere coscienza del proprio valore, e ci si oppone ad ogni sensazione di inadeguatezza e di inferiorità. Un caso limite è quello delle ragazze anoressiche che con la magrezza cercano di abolire i cambiamenti, di rimanere il più a lungo possibile in uno stato di neutralità fisica e sessuale per non dover affrontare tutto ciò che di psichico e sociale comporta la femminilità o, più semplicemente, per rimandare l’ingresso nel mondo degli adulti, o per altri motivi ancora. L’anoressia e la bulimia sono oggi all’ordine del giorno e sono disturbi che emergono spesso in piena adolescenza proprio perché questa è un’ètà fatta di equilibri precari.

Sono disturbi che rispecchiano una compensazione, ma anche una confusione profonda, tra cibo e affetti. Sono due facce della stessa medaglia. La persona anoressica rifiuta di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale, ha un costante timore di ingrassare e un’acuta alterazione della sua immagine corporea. I comportamenti tipici di una persona bulimica sono le abbuffate e i metodi compensatori attraverso cui si cerca di prevenire l’aumento di peso. Si ingerisce in un tempo solitamente breve una quantità di cibo molto più grande di quella che la maggior parte degli individui riuscirebbe ad assumere.Modelli di vita sbagliati espongono continuamente i giovani all’attacco di queste patologie. Bombardati dalla pubblicità e della televisione, si coltiva l’ossessione della magrezza. Ballerine, showgirl, veline, cantanti, calciatori… tutte rigorosamente con pantaloni a vita bassa e ombelico scoperto, tutti con addominali scolpiti e muscoli da “capogiro”…

Tutti sottoposti a diete rigidissime e massicce lezioni di fitness in palestra. Questa è la legge che prevale nel mondo dello spettacolo… e non solo, purtroppo sempre più anche nella quotidianità. Esempio di questa tendenza distruttiva, ormai dilagante, uno degli ultimi reality show, L’isola dei famosi, dove il dimagrimento estremo la fa da padrone e già si sogna la dieta delle diete: naufragare su un’isola deserta e morire di fame. A questo si aggiungono relazioni pericolose in cui lei è stata lasciata da lui o viceversa, lui/lei non si sentono amati dai genitori o apprezzati dagli amici… ed ecco che il cibo diviene una compensazione, un rifugio o il nemico numero 1. Quindi anoressia e bulimia affondano le loro radici nei processi di differenziazione e individuazione a cui gli adolescenti vanno incontro per rendersi autonomi dalla famiglia. Se ci si trova in una famiglia che non permette di percorrere la tappa evolutiva del rifiuto e del distacco (perché inconsciamente non si vuole che i figli crescano) può avvenire che il rifiuto si mascheri nel rifiuto del cibo. E con il rifiuto del cibo si ottiene di non abbandonare il mondo dell’infanzia, assecondando proprio i desideri inconsci dei genitori.Certo è che attualmente il processo di sviluppo fisico e la maturazione sessuale non sono considerati la principale fonte dei disagi adolescenziali. Fattori influenzanti di importanza rilevante sono anche la partecipazione e l’integrazione in gruppi di pari (in questa età, più che in altre, l’adolescente tiene in grande considerazione il rapporto con i pari, in quanto tende ad accettare il valore che i coetanei gli attribuiscono) e la vicinanza di adulti attenti e maturi, capaci di leggere il processo in atto, valutarlo e dargli il sostegno adeguato. L’adolescente vive costantemente la contraddizione di poter assumere, da una parte, comportamenti non permessi ad un bambino ma, dall’altra, di non poter quasi più assumere comportamenti dipendenti, di ricerca di aiuto e protezione (tipici di un bambino), senza rischiare di essere deriso. Da questa incongruenza derivano comportamenti pieni d’ansia (caratterizzati dalla paura di sbagliare) o spavalderia (caratterizzati da ostentata sicurezza di sé).La nostra cultura tende poi ad accentuare fortemente questa incongruenza opponendosi ad un anticipo della maturazione fisiologica con un ritardo sempre più ampio nell’acquisizione del ruolo psicologico e sociale adulto. Ci sono infatti tempi più lunghi di dipendenza economica dalla famiglia, conseguenti al ritardato inserimento nel mondo del lavoro.

Per l’adolescente la raggiunta maturità fisica e sessuale rappresenta la prova più evidente dell’accesso allo stato adulto e precede di anni quella psicosociale. Oggi non è facile riuscire ad indicare un limite di età canonico che definisca l’inizio e la fine dell’adolescenza: è qualcosa che dipende da persona a persone e dai molteplici fattori della realtà circostante che possono intervenire o meno. Possiamo dire che quando fisicamente si acquisisce il potere di procreare, quando la persona dà segni di avere meno bisogno di protezione da parte della famiglia, o almeno di non volerlo più nello stesso modo, quando comincia ad assumere responsabilità, cerca l’indipendenza e dà prova di autosufficienza, ha inizio l’adolescenza.Più difficile è stabilire quando essa termina.
Per questi motivi si parla sempre più di adolescenza protratta, di post-adolescenza o di giovani adulti, per indicare che ancora non si è raggiunta quella condizione che connota l’essere adulto, ovvero la piena assunzione di responsabilità sociali. Quindi si è potuto osservare come l’adolescenza rappresenti una fase di passaggio. Un’ attesa, un periodo fondamentale per l’acquisizione di valori e di ideali. Il soggetto è in procinto di diventare: non è più come prima ma non è ancora quello che sarà.E cosa possono fare i genitori in questa fase evolutiva così delicata dei loro figli?“La caratteristica più importante dell’essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi al mondo esterno ed a cui possa tornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato.” Per riuscire ad affrontare e superare con serenità ogni fase del suo sviluppo psichico e sociale, l’adolescente ha bisogno della comprensione dei suoi genitori. E’ importante che il genitore cerchi di non costruire il figlio che lui avrebbe voluto avere ma lo aiuti a crescere secondo i suoi ritmi e le sue potenzialità. Educare richiede riflessione e capacità di interrogarsi. L’educazione è un processo aperto, caratterizzato da intenzionalità, ovvero dalla volontà di…, dalla tensione a…, dalla chiarezza di fini e obiettivi, dalla coscienza dei propri compiti e del proprio ruolo e dalla presenza della dimensione della progettualità. E’ fondamentale che genitore e figlio co-costruiscano nuovi significati che diano un senso funzionale alla realtà circostante.
Una sorta di collaborazione in cui genitore e figlio mettono entrambi nel rapporto le loro risorse e le loro competenze per un solo scopo: la crescita e il benessere comuni.Pertanto l’atto educativo è inteso come atto cooperativo in cui l’attività di uno dei due soggetti rende possibile quella dell’altro.
I due infatti sono diversi per competenze, esperienze, maturità e quindi il rapporto è asimmetrico, ma complementare perché tra i due c’è parità valoriale, rispetto reciproco della propria condizione esistenziale, non sterile appiattimento.L’obiettivo è che l’adolescente sia messo nella condizione di partecipare attivamente al proprio iter evolutivo perché il fine è la sua libertà, la sua capacità di fare scelte mature. Pertanto i genitori, da un lato, affrontano la difficoltà di percepire correttamente i bisogni espressi dai figli, dall’altro restano un fondamentale punto di riferimento e appoggio. Cooperazione non significa dunque che il genitore rinuncia al proprio specifico ruolo e diventa amico del figlio, ma che accetta e promuove il progressivo svincolarsi del figlio ponendosi con autorevolezza e modellando assertività ed autonomia, non adattamento, ribellione o un individualismo che deriva da un lasciar fare incurante. L’adolescente, in sintesi, ha un grande bisogno di essere ascoltato, creduto, accettato, vuole l’adulto vicino a sé perché si sente fragile e confuso, ma, contemporaneamente, lo vuole in atteggiamento rispettoso della sua crescita. E’ importante che il genitore si proponga come sostegno e guida benevola, non consigliero severo e giudice inflessibile. Questo rapporto di reciprocità tra genitore e figlio è basilare, poiché i genitori stessi, accettando o respingendo le richieste dei figli, danno loro il feedback con il quale approvano o disapprovano la crescita.

BIBLIOGRAFIA
Bowlby, J. (1988).Una base sicura. Milano: Raffaello Cortina.
Caprifoglio, V. (2005). La bulimia. L’anoressia. Riza Psicosomatica, 288, pp. 36 – 65.Marchi, I. (1999).
Anoressia. Amica mia Nemica mia. Verona: EBLA Studio Editoriale.Mastromarino, R. (1993).
Prendersi cura di sé per prendersi cura dei propri figli. Roma: Ifrep.